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Palazzi

EDIFICIO COMUNALE

 

Il palazzo Municipale di Caraffa del Bianco è stato edificato negli anni ’30 e, pertanto, aveva le caratteristiche tipiche degli edifici destinati a sede di Amministrazione del periodo fascista.

 

Originariamente era costituito da due piani fuori terra. L’edificio aveva una buona valenza architettonica ed una superficie complessiva di circa 400 mq, giustificata dal fatto che Caraffa del Bianco, nel periodo fascista, era divenuto, col nome di Samo di Calabria, capoluogo dei centri vicini (Samo, Sant’Agata del Bianco e Casignana).

 

Nel 1963 l’edificio subì un primo intervento di ristrutturazione con il quale si realizzò anche un intervento di sopraelevazione dello stesso.

 

Tale intervento, in un’ottica di modernizzazione, annullava, però, le caratteristiche architettoniche del periodi di realizzazione dell’opera, eliminando fregi e gronde ed ogni altro elemento architettonico della facciata.

 

Nel 2000 l’edificio ha subito un’ultimo intervento con il quale si è cercato, nei limiti del possibile, di ridare alla struttura le caratteristiche che originariamente le erano proprie.

 

Contemporaneamente si è provveduto anche al rifacimento della Villa Comunale la quale, a cavallo tra gli anni ’70 e ‘80, aveva subito degli interventi che l’avevano radicalmente modificata.

 

 

PALAZZO BARLETTA

 

Palazzo Barletta, dichiarato di particolare interesse storico artistico dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, fu costruito nel 1559 e prende il nome del proprietario amministratore dei beni dei Carafa di Roccella.

 

Palazzo BarlettaE’ un edificio dal carattere gentilizio, che fu dimora estiva anche degli stessi Principi Carafa e in tempi recenti fu abitato da Don Massimo Alvaro e dalla madre con frequenti visite dello scrittore Corrado Alvaro, che cita il palazzo in toni di ammirazione in "Ultimo diario".

 

Il palazzo è costruito interamente con pietra a vista che ne caratterizza l’aspetto, denunciando anche la fattura locale. I portali d'ingresso sono in pietra lavorata, di chiara impostazione tardo-rinascimentale, particolarmente interessante quello della facciata principale, con conci alternati a bugnato liscio.

 

Questa facciata è scandita da un ordine gigante di lesene su cui poggia la cornice di coronamento. Le solette dei balconi, tutti in pietra, sono sorrette da mensole riccamente lavorate con volute e mascheroni, riecheggianti il preludio alle forme barocche. Fanno da ornamento al palazzo una splendida loggia con arco a tutto sesto e le ringhiere in ferro battuto, alcune più lineari, altre con forma bombata e variamente lavorate.

 

L’interno è ricco di ambienti, destinati alle varie attività della vita del palazzo; al piano terra, tra i magazzini e la stalla, spicca la piccola cappella di famiglia, decorata con stucchi policromi. Al primo piano, a cui si accede attraverso una scalinata in pietra, si trovano dei grandi ambienti, tra cui la “camera verde” dove si riunivano i “Cinque Martiri di Gerace”.

 

Il palazzo è costituito da un ampio giardino, dal quale si può godere uno splendido panorama della costa Jonica che spazia da Capo Spartivento a Punta Stilo.

 

Dopo anni di totale abbandono da parte dei proprietari, la struttura, vista l’importanza storica e culturale che riveste per il paese, è stata, di recente, acquistata dal Comune di Caraffa del Bianco, grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale guidata dall’attuale Sindaco, il Dott. Paolo G. Di Giorgio.

 

A breve partiranno i lavori di ristrutturazione al fine di riportarla allo stato originario.

 

 

PALAZZO VERDUCI

 

Il Palazzo Verduci risale al XVII secolo e si presenta in buono stato di conservazione, notevole interesse, riveste il portale d’ingresso con la scalinata in pietra, caratteristica anche la loggia con le arcate, ed il balcone principale con la ringhiera in ferro battuto.

 

Oltre che per i suoi segni architettonici di rilevanza storica e culturale, questo palazzo riveste un ruolo importante per la famiglia che lo abitò e da cui prende il nome: “Palazzo Verduci”. Qui, infatti, è nato e cresciuto Rocco Verduci, uno dei “Cinque Martiri di Gerace”.

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